12) Berdjaev. Sull' intelligencija.
L'analisi dell' intelligencija russa  l'argomento specifico della
raccolta di scritti filosofici Vechi (1909). Uno dei saggi che ne
fanno parte  stato scritto da Nikolaj Berdiaev. In questa lettura
il filosofo russo osserva che, pi che essere interessata ad un
confronto serio, critico, libero con le varie scuole filosofiche,
l' intelligencija russa assoggett la filosofia a scopi
utilitaristico-sociali. Essa applic in modo esclusivo e
dispotico il criterio: tutto a favore del dio-popolo e contro il
diavolo-assolutismo.
N. Berdjaev, La verit filosofica e il vero dell'intelligencija
(vedi manuale pagina 207).

 In un'epoca di crisi dell'intelligencija, di riconoscimento dei
propri errori e di riesame delle vecchie ideologie,  necessario
meditare anche sui nostri rapporti con la filosofia.
L'atteggiamento tradizionale dell'intelligencija russa verso la
filosofia  pi complesso di quanto possa sembrare a prima vista e
la sua analisi pu servire a scoprire i tratti spirituali
fondamentali del mondo dei nostri intellettuali. Parlo
dell'intelligencija nel senso tradizionale russo di questa parola,
delle nostre chiesuole intellettuali, artificialmente separate
dalla vita del resto della nazione. Questo mondo sui generis, che
ha vissuto finora una sua propria vita chiusa sotto la duplice
pressione del burocratismo esteriore del potere reazionario e del
burocratismo interiore dell'inerzia del pensiero e del
conservatorismo dei sentimenti, non senza fondamento  chiamato
intellettualoide a differenza dell'intelligencija nel senso
largo della parola proprio a tutta la nazione e alla sua storia
comune. Infatti quei filosofi russi, che l'intelligencija russa
non vuole riconoscere, che essa riferisce ad un mondo diverso e
ostile, anch'essi appartengono all'intelligencija, ma sono
estranei al mondo intellettualoide. E quale fu, da parte della
nostra intelligencija chiusa nei circoli, l'atteggiamento
tradizionale verso la filosofia, rimasto immutato, nonostante il
rapido succedersi delle mode filosofiche? Il conservatorismo e
l'inerzia, pur costituendo la nostra fondamentale struttura
spirituale, erano in noi associati all'inclinazione verso le
novit, verso le ultime correnti europee, che mai venivano
assorbite profondamente. Ci accadde anche riguardo alla
filosofia.
La cosa che, prima di tutte, salta agli occhi  che
l'atteggiamento verso la filosofia fu grossolano come quello verso
gli altri valori spirituali: un valore indipendente della
filosofia veniva negato, la filosofia veniva assoggettata a scopi
utilitaristico sociali. Il dominio esclusivo e dispotico del
criterio utilitaristico-morale e quello, ugualmente esclusivo e
soffocante, dell'amore del popolo e del proletariato, l'adorazione
del popolo, della sua utilit e dei suoi interessi,
l'avvilimento spirituale causato dal dispotismo politico fecero s
che il livello della cultura filosofica fosse da noi molto basso,
le conoscenze filosofiche e lo sviluppo filosofico poco diffusi
nell'ambito della nostra intelligencija. Un'alta cultura
filosofica si poteva trovare solo presso persone isolate che con
ci stesso si distinguevano dal mondo degli intellettualoidi. Ma
da noi non solo regnava la scarsezza di conoscenze filosofiche -
questa disgrazia  correggibile - da noi imperavano una
disposizione spirituale e un modo di apprezzare le cose, tali che
la vera filosofia doveva restare chiusa e incomprensibile, mentre
la creazione filosofica doveva sembrare fenomeno d'un mondo
diverso e misterioso. Pu darsi che alcuni leggessero anche dei
libri filosofici e capissero superficialmente ci che leggevano,
ma interiormente comunicavano altrettanto poco col mondo della
creativit filosofica come con quello della bellezza. Ci si
spiega non con la mancanza d'intelletto, ma con l'indirizzo della
volont che ha creato un ambiente ostinatamente tradizionalista,
che ha assimilato nella carne e nel sangue la concezione del mondo
populista e un modo utilitaristico di valutare le cose, ancor oggi
non scomparso. Per lungo tempo da noi ritenevano quasi immorale
dedicarsi alla creazione filosofica, in questo tipo di occupazioni
vedevano un tradimento del popolo e della causa popolare. Chi
s'immergeva troppo nei problemi filosofici veniva sospettato
d'indifferenza per gli interessi dei contadini e degli operai.
L'atteggiamento dell'intelligencija verso la creativit filosofica
era quello di un ascetismo che esigeva un'astinenza in nome del
suo dio-popolo e del risparmio delle forze per la lotta contro il
diavolo-assolutismo.
AA. VERSI, La svolta. Vechi, L'intelligencija russa tra il 1905 e
il 17, Jaka Book, Milano, 1970, pagine 11-12.
